Oggi per poco meno di mezzo milione di studenti della scuola secondaria di secondo grado (le care, vecchie superiori) è stato il primo giorno degli esami di stato (la cara vecchia maturità), con lo svolgimento della prima prova scritta (il caro vecchio tema).
Per quanto riguarda l’analisi del testo di letteratura, sulle statistiche non è dato sapere, ma probabilmente le percentuali di scelta sono state un po’ più alto della miserabile percentuale del giugno 2010, quando fu assegnato un tema di meta-letteratura originale ma poco scolastico. L’anno scorso fu la volta della prosa, prevedibile quest’anno la poesia, e dopotutto i nomi che girano sono sempre quelli. Ungaretti era già uscito nel 2006 (quando chi scrive afrontò l’esame), viene considerato anche lui un mostro sacro e come tale si studia. Poco importa la scelta della singola poesia, quando le tracce in sostanza permettono di fatto di cominciare con “Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1888″ e di proseguire in maniera soprendentemente simile al libro di testo. Ordinario.
Il saggio breve di ambito artistico-letterario abbracciava (visto l’argomento è il caso di dirlo) il tema dell’amore e della passione. Alla solita curiosa preferenza per gli artisti di inizio XX secolo, vengono abbinati quattro stralci di altrettanti mostri sacri della letteratura italiana (Manzoni, Verga, D’Annunzio e Svevo, quest’ultimo non con la solita Coscienza dell’inetto Zeno ma con Senilità). Il tutto permetteva anche di allungare il brodo con qualche biografia di qua e di là, nello stile descritto poco sopra. Si prestava a derive pseudo-adolescenziali offrendo come cavallo di Troia la possibilità di raccontare esperienze personali sul tema. Senza infamia e senza lode.
Scelta curiosa per quanto riguarda, o meglio non riguarda, l’ambito socio-economico, titolato poco originalmente “Siamo quel che mangiamo?”. Quattro pappardelle (per usare metafore in tema) sulla dieta mediterranea, l’olio extravergine, i cereali, la frutta, il pesce azzurro. Una di esse, che ammoniva sulle controindicazioni del mangiare di fronte al computer, era, horribile dictu, scaricata da Internet. Indigesto.
Dolenti note anche per l‘ambito storico-politico, che si propone di parlare di “Destra e Sinistra“. I quattro scritti proposti finiscono per non soddisfare nè l’aspetto storico nè quello politico. Ciò, è presumibile, non tanto per colpa degli autori proposti, ma piuttosto per la scelta infelice dei singoli documenti, due di essi troppo recenti per essere storici e troppo datati per essere politici, uno estrapolato talmente fuor di contesto da cominciare con la congunzione “eppure”, e l’ultimo, appena più accettabile, che accenna (anche qui, però, fuori dal contesto d’origine), alla Destra e alla Sinistra Storica, fase della storia d’Italia che di norma si studia ma che finisce, nei programmi scolastici e non solo, un po’ dimenticato e sopraffatto da tutto quello che accadde dopo. Senza capo nè coda.
“Enrico Fermi, fisico” è il titolo del saggio breve di ambito tecnico-scientifico. Nella traccia vengono proposti quattro scritti che contribuiscono all’agiografia di Fermi. C’è da dire che l’argomento è molto ristretto, c’è da augurarsi che per gli appassionati di fisica sia stato anche stimolante. Ricercato.
Il tema di argomento storico, al pari del saggio breve suo collega, non convince. L’unica cosa apprezzabile è l’inguaribile ottimismo di chi chiede ad un maturando una buona conoscenza dell’opera di Hobsbawn (altrimenti il tema risulta banale). Già questo sarebbe bastato a renderlo ben poco appetibile da un candidato non privo di senno. A dare il colpo di grazia è stata la consegna finale della traccia “Il candidato valuti criticamente la periodizzazione proposta da Hobsbawm e si soffermi sugli eventi che a suo parere caratterizzano gli anni ’70 del Novecento.” Casomai non si commentasse da solo, è appena il caso di ricordare che gli anni Settanta sono per gran parte snobbati dai programmi effettivamente svolti in classe, se si escludono sommi capi: il terrorismo, il caso Moro, Pasolini -a volte- e null’altro. Masochista (o sadico, a seconda dei punti di vista).
Il tema di ordine generale finisce quasi, e del tutto a sorpresa, per essere il meno peggiore. Il fatto che non sia troppo specifico nelle rischieste è una tautologia, di una traccia sui social network se ne parlava negli anni scorsi e finisce per sbucare, inaspettato, adesso. Ohibò, per i più smaliziati del classico si poteva partire addirittura dalla mitologia greca e dell’Eneide, per tutti gli altri si è rivelata comunque la traccia meno opprimente, e che ha lasciato spazio, per chi ne è stato capace, ad una riflessione critica spontanea su un argomento sicuramente padroneggiato più da quella generazione che da tutte le altre. Buono.
Le tracce sono state consultate sul sito ministeriale, miur.it .
Esami di Stato 2010/2011. La prima prova, commento delle tracce
22 giugno 2011Oggi per poco meno di mezzo milione di studenti della scuola secondaria di secondo grado (le care, vecchie superiori) è stato il primo giorno degli esami di stato (la cara vecchia maturità), con lo svolgimento della prima prova scritta (il caro vecchio tema).
Per quanto riguarda l’analisi del testo di letteratura, sulle statistiche non è dato sapere, ma probabilmente le percentuali di scelta sono state un po’ più alto della miserabile percentuale del giugno 2010, quando fu assegnato un tema di meta-letteratura originale ma poco scolastico. L’anno scorso fu la volta della prosa, prevedibile quest’anno la poesia, e dopotutto i nomi che girano sono sempre quelli. Ungaretti era già uscito nel 2006 (quando chi scrive afrontò l’esame), viene considerato anche lui un mostro sacro e come tale si studia. Poco importa la scelta della singola poesia, quando le tracce in sostanza permettono di fatto di cominciare con “Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1888″ e di proseguire in maniera soprendentemente simile al libro di testo. Ordinario.
Il saggio breve di ambito artistico-letterario abbracciava (visto l’argomento è il caso di dirlo) il tema dell’amore e della passione. Alla solita curiosa preferenza per gli artisti di inizio XX secolo, vengono abbinati quattro stralci di altrettanti mostri sacri della letteratura italiana (Manzoni, Verga, D’Annunzio e Svevo, quest’ultimo non con la solita Coscienza dell’inetto Zeno ma con Senilità). Il tutto permetteva anche di allungare il brodo con qualche biografia di qua e di là, nello stile descritto poco sopra. Si prestava a derive pseudo-adolescenziali offrendo come cavallo di Troia la possibilità di raccontare esperienze personali sul tema. Senza infamia e senza lode.
Scelta curiosa per quanto riguarda, o meglio non riguarda, l’ambito socio-economico, titolato poco originalmente “Siamo quel che mangiamo?”. Quattro pappardelle (per usare metafore in tema) sulla dieta mediterranea, l’olio extravergine, i cereali, la frutta, il pesce azzurro. Una di esse, che ammoniva sulle controindicazioni del mangiare di fronte al computer, era, horribile dictu, scaricata da Internet. Indigesto.
Dolenti note anche per l‘ambito storico-politico, che si propone di parlare di “Destra e Sinistra“. I quattro scritti proposti finiscono per non soddisfare nè l’aspetto storico nè quello politico. Ciò, è presumibile, non tanto per colpa degli autori proposti, ma piuttosto per la scelta infelice dei singoli documenti, due di essi troppo recenti per essere storici e troppo datati per essere politici, uno estrapolato talmente fuor di contesto da cominciare con la congunzione “eppure”, e l’ultimo, appena più accettabile, che accenna (anche qui, però, fuori dal contesto d’origine), alla Destra e alla Sinistra Storica, fase della storia d’Italia che di norma si studia ma che finisce, nei programmi scolastici e non solo, un po’ dimenticato e sopraffatto da tutto quello che accadde dopo. Senza capo nè coda.
“Enrico Fermi, fisico” è il titolo del saggio breve di ambito tecnico-scientifico. Nella traccia vengono proposti quattro scritti che contribuiscono all’agiografia di Fermi. C’è da dire che l’argomento è molto ristretto, c’è da augurarsi che per gli appassionati di fisica sia stato anche stimolante. Ricercato.
Il tema di argomento storico, al pari del saggio breve suo collega, non convince. L’unica cosa apprezzabile è l’inguaribile ottimismo di chi chiede ad un maturando una buona conoscenza dell’opera di Hobsbawn (altrimenti il tema risulta banale). Già questo sarebbe bastato a renderlo ben poco appetibile da un candidato non privo di senno. A dare il colpo di grazia è stata la consegna finale della traccia “Il candidato valuti criticamente la periodizzazione proposta da Hobsbawm e si soffermi sugli eventi che a suo parere caratterizzano gli anni ’70 del Novecento.” Casomai non si commentasse da solo, è appena il caso di ricordare che gli anni Settanta sono per gran parte snobbati dai programmi effettivamente svolti in classe, se si escludono sommi capi: il terrorismo, il caso Moro, Pasolini -a volte- e null’altro. Masochista (o sadico, a seconda dei punti di vista).
Il tema di ordine generale finisce quasi, e del tutto a sorpresa, per essere il meno peggiore. Il fatto che non sia troppo specifico nelle rischieste è una tautologia, di una traccia sui social network se ne parlava negli anni scorsi e finisce per sbucare, inaspettato, adesso. Ohibò, per i più smaliziati del classico si poteva partire addirittura dalla mitologia greca e dell’Eneide, per tutti gli altri si è rivelata comunque la traccia meno opprimente, e che ha lasciato spazio, per chi ne è stato capace, ad una riflessione critica spontanea su un argomento sicuramente padroneggiato più da quella generazione che da tutte le altre. Buono.
Le tracce sono state consultate sul sito ministeriale, miur.it .