Don Zauker è tra noi

20 maggio 2011

Don Zauker è un prete, protagonista di una serie satirica a fumetti pubblicata sul Vernacoliere, firmata dalla coppia Emiliano Pagan e Daniele Caluri.

E’ l’esorcista ufficiale della sua diocesi ed è un sacerdote decisamente sui generis: bestemmiatore, implicato in traffici di ogni genere, dedito più al satanismo che all’esorcismo, non esita a farsi giustizia da sè usando botte ed armi e a congiungersi carnalmente, anche con la violenza, con qualsiasi essere umano che ogni volta gli viene a tiro.

Fino a pochi giorni fa pensavo che un prete di questo genere fosse semplicemente frutto della fantasia dell’autore, che restituiva su carta un fumetto che diventa geniale grazie all’iperbole e alla vis satirica. Mi sbagliavo.

Poi qualche giorno fa in un quartiere del ponente di Genova è stato arrestato Don Riccardo Seppia. Secondo le indagini, tuttora in corso, Don Riccardo fin dalla sua ordinazione ha sempre tenuto un comportamento poco consono al servizio sacerdotale. Rimpallato da una parrocchia all’altra portandosi dietro una scia sempre più fitta di lamentele e sospetti, bestemmiatore, nottambulo ed edonista, trascorreva quasi tutte le notti in circoli quantomeno dalla reputazione poco limpida. Spesso invocava Satana. Era un habituè delle saune scambiste ed omosessuali di Milano e di alcuni circoli di carattere analogo a Genova. E, quel che è peggio, se pare che nei primi anni di sacerdozio manifestasse attenzioni morbose sui fedeli più piccoli, ultimamente non esitava a reclutare giovani vittime sotto i sedici anni per compiere su di loro abusi sessuali e violenze, in cambio di denaro o di cocaina, che si dice spacciasse (e ciò spiegherebbe il suo tenore di vita).

Alla notizia dell’arresto, il Cardinale Bagnasco, Arcivescovo di Genova, si è precipitato in parrocchia parlando di vergogna e disonore, e di fatto chiedendo scusa. Non si è ancora capito, però se questa reazione, degna di un centometrista per velocità, sia dovuta a improvvisa e giusta contrizione, o al fatto che qualcuno nelle alte sfere già sapesse. Speriamo che sia vera la prima ipotesi, anche se appare curioso che in 26 anni a nessuno in Curia sia arrivata la fama di questo pastore. Una fama di pastore di corpi, più che di anime.

Per alcuni articoli on-line della vicenda si veda ad esempio: il primo articolo del SecoloXIX on line, alcune dichiarazioni dei fedeli, le strane abitudini di Don Seppia, sesso e coca .


I giudici e le leggi

24 giugno 2010

Nei giorni scorsi il Gip di Chiavari ha archiviato il procedimento in fase preliminare nei confronti di un quarantenne di Santa Margherita Ligure, imputato di atti sessuali con minorenne, art. 609-quater del Codice Penale. L’archiviazione, richiesta dal Sostituto Procuratore Margherita Ravera, era inevitabile in quanto il presunto reato era prescritto.

Quando pubblicano notizie come queste, i giornali on line (nel caso di specie ilsecoloxix.it) si riempiono di commenti dei lettori che contengono quasi sempre insulti contro i giudici. Che però non hanno colpa.

Una tale Sandra scrive: volevo solo esprimere il mio disgusto (…) forse il pm non sà (sic) che questo giovane avrà molti problemi nell’affrontare la sua vita (…) forse il pm non sà (sic) cosa si prova a dover subire per forza queste violenze. Innanzitutto c’è da dire che un Procuratore o un Giudice non deve immedesimarsi, ma deve applicare le leggi. Questo è ovunque il fondamento del diritto processuale: il principio della terzietà del giudice. Ma andiamo avanti. Un tale che si firma “Gigin da zena” aggiunge: sara’ possibile che vengano puniti veramente come si deve questi pedofili e maniacim (sic), il giorno che faranno questo alla bambina di un magistrato, allora vedra’ che saranno la’ in prima fila ad urlare tutti…purtroppo e’ una schifezza generale…e noi paghiamo….! A parte la punteggiatura casuale, gli errori di battitura e la sintassi scombinata, anche qui il qualunquismo dilaga, e la colpa viene fatta ricadere sui magistrati che anche in questo caso hanno semplicemente ubbidito al loro dovere.

Il problema non è infatti nell’indulgenza dei magistrati, che hanno l’obbligo di archiviare il procedimento prescritto, ma nell’indulgenza delle leggi sui reati contro la persona. Il nostro Codice Penale è entrato in vigore nel 1930, pur con tutte le modifiche avvenute successivamente. Codifica quindi la scala dei valori di quel tempo: valori completamente diversi da quelli di oggi. Spesso si sente dire “Chi ruba una mela va in galera, gli assassini no”. Non è soltanto un luogo comune: il nostro codice, soprattutto per quanto riguarda la prescrizione, tende ad essere più severo per i reati contro il patrimonio rispetto a quelli contro la persona.

Certamente una vicenda del genere lascia l’amaro in bocca. Occorre battersi per cambiare l’ordinamento penale. Ma prendersela con le persone sbagliate non è inutile, è dannoso.

Il link dell’articolo con i relativi commenti è http://www.ilsecoloxix.it/p/levante/2010/06/23/AMpnT3nD-archiviato_molestie_prescritto.shtml


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