Abuso scolastico

17 febbraio 2011

L’articolo 571 del Codice Penale punisce con pene fino a sei mesi di reclusione l’abuso dei mezzi di correzione, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente.

Nel 2007, una professoressa di una scuola media di Palermo punì un alunno facendogli scrivere cento volte sul quaderno la frase “sono un deficiente”, per aver impedito ad un suo compagno di classe l’accesso al bagno dei maschi proferendo appellativi come “finocchio” e sinonimi vari.

Per completezza di cronaca, il ragazzino la scrisse per tutte le cento volte dimenticandosi la seconda i.

La vicenda approdò in Tribunale, dato che lo psicologo dell’Asl ravvisò un trama nel ragazzino e avvertì la Procura. Dopo tutto in questi casi farsi refertare lo stress è un po’ come farsi refertare il colpo di frusta dopo un tamponamento: un piccolo favore non si nega a nessuno.

In prima istanza il Tribunale di Palermo, sentiti i testi fra i quale gli altri scolari che dichiararono che il loro prepotente compagno nei giorni seguenti era stressato esattamente quanto prima, cioè per nulla, assolse l’insegnate, che nel frattempo è andata in pensione.

Ieri invece la Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza. Il PM aveva chiesto 14 giorni, i Giudici hanno fatto di più: un mese, seppur col condono.

Contento il padre, contento il rampollo, oggi sedicenne.

Massimo Gramellini, sulla Stampa di oggi, l’ha definita “Giustizia deficiente”. Troppo lusinghiero.

Io a questo giudizio toglierei anche la i, come ha fatto la parte lesa del processo scrivendo di sè stesso.

Il Codice Penale è consultabile al link http://www.altalex.com/index.php?idnot=36653 .

Per consultare la notizia della condanna, si veda ad esempio http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/notizie/cronaca/2011/17-febbraio-2011/fece-scrivere-sono-deficiente-un-suo-alunno-docente-condannata-19033863550.shtml

Per un articolo del 2007, agli inizi della vicenda, il link è http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/06_Giugno/13/prof_colletta_appelli_bullo.shtml


I giudici e le leggi

24 giugno 2010

Nei giorni scorsi il Gip di Chiavari ha archiviato il procedimento in fase preliminare nei confronti di un quarantenne di Santa Margherita Ligure, imputato di atti sessuali con minorenne, art. 609-quater del Codice Penale. L’archiviazione, richiesta dal Sostituto Procuratore Margherita Ravera, era inevitabile in quanto il presunto reato era prescritto.

Quando pubblicano notizie come queste, i giornali on line (nel caso di specie ilsecoloxix.it) si riempiono di commenti dei lettori che contengono quasi sempre insulti contro i giudici. Che però non hanno colpa.

Una tale Sandra scrive: volevo solo esprimere il mio disgusto (…) forse il pm non sà (sic) che questo giovane avrà molti problemi nell’affrontare la sua vita (…) forse il pm non sà (sic) cosa si prova a dover subire per forza queste violenze. Innanzitutto c’è da dire che un Procuratore o un Giudice non deve immedesimarsi, ma deve applicare le leggi. Questo è ovunque il fondamento del diritto processuale: il principio della terzietà del giudice. Ma andiamo avanti. Un tale che si firma “Gigin da zena” aggiunge: sara’ possibile che vengano puniti veramente come si deve questi pedofili e maniacim (sic), il giorno che faranno questo alla bambina di un magistrato, allora vedra’ che saranno la’ in prima fila ad urlare tutti…purtroppo e’ una schifezza generale…e noi paghiamo….! A parte la punteggiatura casuale, gli errori di battitura e la sintassi scombinata, anche qui il qualunquismo dilaga, e la colpa viene fatta ricadere sui magistrati che anche in questo caso hanno semplicemente ubbidito al loro dovere.

Il problema non è infatti nell’indulgenza dei magistrati, che hanno l’obbligo di archiviare il procedimento prescritto, ma nell’indulgenza delle leggi sui reati contro la persona. Il nostro Codice Penale è entrato in vigore nel 1930, pur con tutte le modifiche avvenute successivamente. Codifica quindi la scala dei valori di quel tempo: valori completamente diversi da quelli di oggi. Spesso si sente dire “Chi ruba una mela va in galera, gli assassini no”. Non è soltanto un luogo comune: il nostro codice, soprattutto per quanto riguarda la prescrizione, tende ad essere più severo per i reati contro il patrimonio rispetto a quelli contro la persona.

Certamente una vicenda del genere lascia l’amaro in bocca. Occorre battersi per cambiare l’ordinamento penale. Ma prendersela con le persone sbagliate non è inutile, è dannoso.

Il link dell’articolo con i relativi commenti è http://www.ilsecoloxix.it/p/levante/2010/06/23/AMpnT3nD-archiviato_molestie_prescritto.shtml


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.