Francesco Pinto ci racconta la sua storia della costruzione dell’Autostrada del Sole. Una mezza dozzina di uomini coraggiosi rischiano mezzi e capitali in un’impresa che sembra ricalcare le orme risorgimentali della spedizione dei Mille di Garibaldi. Non più lo scoglio di Quarto ma la meno pittoresca periferia di San Donato, dove alla posa della prima pietra solo il Cardinal Montini, futuro Papa, sembra credere nella riuscita dell’impresa, e lo fa più per deferenza verso la Provvidenza che per reale convinzione. Le vicende (assai romanzate) dei dirigenti fautori dell’impresa si intrecciano con la storia d’amore fra capocantiere Gaetano De Angelis e Maria, che più volte lui tradisce per l’autostrada stessa. I chilometri avanzano addirittura più rapidamente del previsto, con gran fatica dei dirigenti che devono lottare contro l’ottusità di Anas, Parlamento e burocrazia e lo fanno principalmente rosicchiando abbacchio nelle migliori trattorie romane-ah, la dura vita del dirigente pubblico. Se all’inizio la narrazione (ma di fiction quasi pura si parla, con pochissimi riferimenti storici e tutti funzionali all’intreccio) parte relativamente fluida, l’affanno che si prova intorno alla trecentesima pagina dev’essere simile a quello dei camionisti che l’A1 la percorrono davvero, da Milano a Napoli, e di certo non aiuta l’ottimismo che permea da ogni pagina, che ad un certo punto (diciamo all’altezza della barriera di Roma) comincia a risultare un po’ stucchevole, con tutti gli operai, capeggiati da Gaetano, che lavorano faticando ma col sorriso “per contribuire a fare l’Italia” e la contesa del tracciato fra Siena e Perugia (poi vinta dal tertium datur -da Fanfani- Arezzo) appena accennata e quasi ridotta ad un esercizio di stile dei due sindaci, nel sollievo di tutti i protagonisti. In questo idillio, dopo che Gaetano si riconcilia con la sua bella Maria, l’happy end è garantito per tutti, anche per il povero ingegner Nigro, già reduce di Russia pieno di rimorsi che troverà la fine in fondo ad un viadotto dell’Appennino ma morirà contento come l’uomo onesto e probo di deandreiana memoria.

Pubblicato da ilmiagoliodellorso 




