Culicchia ritorna all’antico,rispolvera il suo vecchio Walter e gli toglie ogni prospettiva di riscatto. Il tipico bozzettismo culicchiano si fa sempre più pressante, in questi Ameni Inganni, specie se paragonati ai suoi precedenti, e ben più godibili, Il Paese delle Meraviglie, Un’estate al mare e Brucia la città. Se appare ben resa la sensazione di tedio che Antonio ci vuole trasmettere, la narrazione si contrae ben presto nell’appiattimento di una trama meno ispirata del solito (che belli i tempi delle bigiate dei giovani Attila e Zazzi nel Paese delle Meraviglie!) ed il bozzettismo e la reiterazione dei pensieri del protagonista, cavalli di battaglia dell’autore torinese, diventano qui un anonimo flusso di coscienza che rischia di essere stucchevole anche per i culicchiani della prima ora. La scelta di parlare della vita confusa e inetta di un quarantenne annoiato e senza prospettive (all’opposto dei Dj che due anni fa bruciavano Torino) finisce per rendere noiose e senza prospettive anche troppe parti degli Ameni Inganni, specialmente nella seconda parte quando il personaggio principale ha espresso tutta la sua meschinità e la trama sembra procedere per inerzia; nè del resto la comprimaria, la bella Letizia, può essere di grande aiuto, per il protagonista e per il lettore, che arriverà all’ultima pagina con la sensazione di aver trovato un Culicchia sottotono.
Pubblicato da ilmiagoliodellorso 




