Sallustio è stato uno storico romano del primo secolo avanti Cristo. Dopo aver partecipato attivamente alla politica con una carriera a dir poco controversa, trascorse l’ultima parte della sua vita a narrare dal di fuori il malcostume e la corruzione dei politici del suo tempo, con particolare riferimento a Lucio Sergio Catilina che vent’anni prima aveva tentato di instaurare una tirannide con un colpo di stato.
Per descrivere il suo nemico, Sallustio usava queste parole:
In tanta tamque corrupta civitate Catilina, id quod factu facillimum erat, omnium flagitiorum atque facinorum circum se tamquam stipatorum catervas habebat. Nam quicumque inpudicus, adulter, ganeo, manu, ventre, pene, bona patria laceraverat, quique alienum aes grande conflaverat quo flagitium aut facinus redimeret, praeterea omnes undique parricidae, sacrilegi, convicti iudiciis aut pro factis iudicium timentes, ad hoc quos manus atque lingua periurio aut sanguine civili alebat, postremo omnes quos flagitium, egestas, conscius animus exagitabat, ei Catilinae proxumi familiaresque erant. Quod si quis etiam a culpa vacuus in amicitiam eius inciderat, cottidiano usu atque illeceberis facile par similisque ceteris efficiebatur.
Che tradotto suona così:
In una città tanto grande e tanto corrotta Catilina, cosa che gli riusciva molto facile, radunava a sé, come fossero guardie del corpo, caterve di tutti gli scellerati, disgraziati e delinquenti. Infatti qualunque puttaniere, adultero, gozzovigliatore e chiunque aveva dilapidato l’eredità paterna nel gioco, nei banchetti o nel sesso, e tutti quelli che si erano indebitati per riscattare una ruberia o un omicidio, e ancora tutti gli assassini, i sacrileghi, i condannati dai giudici o chi temeva un processo per i reati commessi da ogni parte, e poi i sicari arricchiti con gli omicidi e per finire tutte quelle coscienze annullate dal crimine o dalla povertà, ebbene tutti questi erano intimi amici di Catilina. E se qualcuno ancora privo di colpe era diventato amico suo, attraverso i contatti quotidiani e le lusinghe diventava facilmente uguale agli altri.
Catilina ricorda un po’ qualcuno, di cui al momento non mi sovviene il nome…

Il testo in latino è preso dal capitolo XIV del De coniuratione Catilinae, la traduzione è mia.
Pubblicato da ilmiagoliodellorso 




